USA campioni nell’esportare la democrazia, mai nell’importarla

usa-satelliteLa corsa elettorale degli Stati Uniti sta entrando nel vivo e anche in Italia si discute sulle virtù e sui difetti del popolo americano.

Già di suo la politica estera a stelle e strisce offre vari spunti per nel presentare di sé il meglio (poco) e il peggio (tanto), ma oggi l’aspra contesa fra Clinton e Trump ha squarciato il velo di superiorità morale di cui gli americani si coprivano, complici anche i media europei. Nel cantarsele a squarciagola, i due candidati stanno facendo emergere dei lati molto oscuri.
Pensiamo alla vicenda delle email di Hillary: come riportato da alcuni giornali americani, nelle ultime settimane sono decedute 5 persone che avrebbero potuto danneggiare il Segretario di Stato nella sua corsa alla Casa Bianca: si chiamavano Shawn Lucas, Victor Thorn, Seth Conrad Rich, John Ashe e Mile Flynn. Ma certo, è solo una coincidenza… però i loro profili sono molto interessanti: uno era un sostenitore di Bernie Sanders che aveva sollevato la questione di brogli elettorali durante le primarie; il secondo era uno scrittore che aveva sempre dimostrato la sua ostilità per la leader democratica; poi un membro del Democratic National Committee che pare si stesse recando negli uffici FBI per rilasciare dichiarazioni contro la Clinton; un funzionario ONU morto il giorno prima di un’udienza presso l’FBI dove (secondo le ricostruzioni apprese da fonti giornalistiche statunitensi) era stato chiamato a testimoniare contro la Clinton e il Partito Democratico; infine un giornalista presso il Big Government Editor for Breitbart News che proprio il giorno del decesso vedeva pubblicato un proprio articolo dal titolo “I soldi dei Clinton: Bill e Hillary hanno creato la propria fondazione cinese nel 2014″, in cui ipotizzava il riciclaggio di soldi da parte della ditta familiare dei Clinton. Si limitano ad essere una coincidenza anche le strane circostanze in cui sono morti questi personaggi. Lucas era riverso nel bagno di casa senza che siano state accertate le cause del decesso; Thorn suicida, ma rintracciato in montagna con una pistola ancora in mano; Ashe morto in palestra per l’eccessivo sforzo prodotto dal sollevamento pesi. Perdonate il complottismo, ma qualche dubbio ci viene.
Il modus operandi somiglia peraltro a quello usato a più riprese dai servizi segreti americani quando devono attribuire morti scomode a questo o quel leader straniero sgradito agli USA perchè reo di aver posto degli ostacoli o dei paletti alla loro azione politica.
Il grande limite degli Stati Uniti è questo: sempre pronti a esportare la democrazia a parole, incapaci di importarla a casa propria quando ne servirebbe un po’.
Queste elezioni sono un esempio emblematico: secondo i sondaggi più recenti Trump avrebbe un ampio margine di vantaggio nel voto popolare, ma potrebbe perdere la competizione perchè non vince in quegli “Stati chiave” che offrono un maggior numero di delegati. Alla faccia di quella sovranità popolare che motiva gli Usa a spostare le proprie truppe da questo a quel Paese del Medio Oriente o del mondo, in un perverso Risiko globale. Si noti bene che per due volte nella storia un Presidente americano è stato eletto con i voti dei soli “grandi elettori”. È una democrazia che considera il voto di alcuni più importante di quello di altri. Di recente Vladimir Putin ha ricordato come i procuratori americani arrivino persino a cacciare via gli osservatori internazionali dai seggi durante la campagna elettorale minacciando di mandarli in galera. Eppure sono solerti nel mandare i propri osservatori a monitorare il livello di democrazia in altri Paesi. Forse farebbero meglio a mandarli all’estero per imparare qualcosa dagli altri, prima di insegnarlo.
Gli Stati Uniti sono ancora quel Paese in cui gli agenti di polizia sparano a persone di colore e non ci si scandalizza più di tanto, salvo poi etichettare altri popoli come razzisti o altri Stati come dittature. Sono moralizzatori degli altri, mai di sé stessi.
Si strappano le vesti per i muri europei contro gli immigrati, quando una situazione ben peggiore l’hanno creata al confine col Messico. Questa volontà di prevalere su tutti, compresi gli alleati europei, è evidente nelle dichiarazioni di Obama sulla Brexit, nelle quali ha indirettamente condannato la scelta del popolo britannico. Proprio lui, che durante il primo mandato aveva fatto appello alla sovranità di ogni cittadino per conquistare la presidenza… Parliamo ancora di intercettazioni: gli americani hanno spiato impunemente i politici europei, ma lo scandalo è durato poco. E nessun giornalista ha ancora chiesto conto alla signora Clinton di quelle vicende in cui la sua responsabilità appare palese. Ma forse è questo il grande potere americano: l’aver inglobato i poteri forti europei e averli resi il proprio riflesso nel Vecchio Continente.
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