Perché un imprenditore può suicidarsi e una banca no?

banche-a-rischio-fallimento-e-migliori-in-italia-2015-2016-classifica-aggiornata-nuove-regole-2016-per-conti-correnti-obbligazioniTralasciando le ragioni della tutela dei risparmiatori, che non intendiamo qui banalizzare, credo fermamente che sia legittimo chiedersi perchè lo Stato si accanisca tanto a tenere in piedi un carrozzone come il Monte dei Paschi di Siena, ma lascia che decine di imprenditori si suicidino a causa della crisi, dello strozzinaggio creditizio o dell’esazione violenta di Equitalia. Perché questa disparità di trattamento? Perché il Titanic di Siena viene puntualmente ripescato e riverniciato (ma senza tappare le falle…) per portarvici a bordo altri malcapitati? Nel 2015 sono stati oltre 250 i suicidi palesemente dovuti a motivi economici, e di questi il 48% erano imprenditori. Non si tratta cioé né di delinquenti né di individui con la coscienza sporca, ma di persone che pagano con la vita per la debolezza e l’arroganza di quel sistema creditizio che il governo italiano supporta da anni senza pretenderne nulla in cambio.

Diciamocelo francamente, sarebbe normale veder saltare nelle banche qualche testa tra coloro che rendono carta straccia i titoli e i depositi dei risparmiatori. Invece sono ancora tutti lì seduti al loro scranno dorato, i soloni del mondo della finanza: magari talvolta cambiano casacca dopo essere stati lautamente salutati con liquidazioni milionarie, ma dopo tornano in pista a fare danni.

Nel nuovo salvataggio del Monte dei Paschi, allo studio del governo Renzi, vediamo qualcosa di grottesco. L’istituto toscano capitalizzava ultimamente 777 milioni di euro (quando ad inizio di settimana ne valeva 981): al netto degli eventuali rimbalzi tecnici di queste ore, dovuti agli speculatori che attendono l’aumento di capitale garantito dallo Stato, la valutazione oscillerà su queste cifre con una perdita secca registrata in Borsa del 30%.

Si può pensare a nuovi interventi su un istituto che vanta oltre 20miliardi di sofferenze lorde, cioè crediti con riscossione a rischio? Per Renzi sì. Peccato che lo Stato italiano — è bene rammentarlo — a inizio mese sia già entrato nel capitale del Monte dei Paschi con il 4%, registrando come un risparmiatore qualunque le conseguenti perdite sul proprio capitale. Chi pagherà? I contribuenti italioti, è ovvio! Ma il Partito Democratico continua a voler tenere in vita col respiratore artificiale un istituto ormai al collasso. Se fosse il primo allarme a scattare sul barcone dei Paschi, si potrebbe persino chiudere un occhio sull’insolita rapidità con cui il Governo si attiva per mandare i soccorsi: e invece l’SOS risuona già dal 2011, ma una certa parte politica fa il gioco delle tre scimmiette per non dover mettere in discussione i dirigenti che proprio essa insediò al comando di MPS. Quella classe dirigente ha dimostrato non essere stata in grado di salvare la nave dalla medesima tempesta di cinque anni fa, quando fu il governo Monti a concedere 4 miliardi di euro per ricapitalizzare (una cifra pari al gettito della vecchia Ici sulla prima abitazione), seppure mascherati sotto forma di prestito a tasso zero e restituzione dei Tremonti Bond. Una cifra contro la quale ebbe qualcosa da dire l’Unione Europea: un copione che si sta vivendo anche oggi visto che il crollo del titolo è da imputare anche alla fuga di notizie circa una lettera della BCE inviata — proprio a ridosso del voto sulla Brexit — ai vertici bancari, con la richiesta di far rientrare 10miliardi in tre anni.

Di fronte a 5 anni di fallimenti da parte dei “risanatori” preposti a bonificare MPS, con quale faccia il Governo procede a un nuovo salvataggio? E questo mentre onesti imprenditori e lavoratori si suicidano, completamente emarginati da quella politica che invece si affretta a premiare le banche che sbagliano. Non sarebbe forse più facile — al netto delle regole del Bail In — indennizzare i piccoli risparmiatori e decretare il fallimento di una nave che da anni si è venduta pure le scialuppe e i salvagente? Perchè sia chiaro che oggi dentro MPS restano soltanto i piccoli risparmiatori e quelli che speculano, mentre i grandi investitori sono già fuggiti coi loro capitali grazie allo scudo del 2011, garantito dal governo Monti, quello delle lobby e dei club sovranazionali. Renzi vorrebbe rottamare tutto: magari potrebbe farlo pure con un istituto che non regge più e che rischia l’effetto contaminazione verso le altre banche, anche quelle serie.

Tratto da:

http://it.sputniknews.com/opinioni/20160709/3073827/economia-finanza-banche.html